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Un blog di passioni. Il mare ma anche e soprattutto Racconti.

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Utente: el130965
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venerdì, 18 aprile 2008

Mi presento per - Scrivere Libero II (SGRAMMATICANDO)

DSCF5568Mi presento e proverò a scrivere male, ci riuscirò ma solo nel momento in cui non vorrò pensarlo di starlo facendo.

Sono Elvira. La riccia la bruna quella che si veste di strani tessuti di divani e tendaggi. Quella con al fissa per collane e monili. Quella che gesticola mentre parla ma non in napoletano ma in italiano, a modo suo a modo delle proprie di lei mani.

Sono alta non ritengo di essere bella ma dico di avere pezzi belli che gli uomini non guardano subito, a meno che non siano attratti da pezzi belli attrattivi.

Le gambe lunghe magre ma coscie tornite. I ginocchi punzuti. Le dite lunghe affusolate. I capelli ricci e morbidi. Le labbra sottili al punto giusto e ben disegnate. Gli occhi che ridono. Le spalle grandi. No del seno non parlo, si diceva solo cose belle e degnie di nota. Però potrei parlare del fondoschiena, ma sarebbe meglio ne parlassero altri.

Ma basta parlare di fisico, parliamo piuttosto di metà fisico o metaphisico. La mia mente, la mia testa folle, che si lega alla penna e si lascia andare. Il quore giocoso, la grinta di leonessa arrabbiata con la criniera arruffata del marito leone. Questa sono io. La passione e l’istinto mi assorbono e dopo uno o due attimi ridivento ragione e mi dicono allora che non so lasciarmi andare. Ma non è che non so lasciarmi andare, guardate ora come e cosa sto a scrivendo. È che sono onda massima, tsunami che sommerge, che ti porta via e allora devo fare in modo che mi possa racchiudermi in una boccia, come l’ultima goccia salata di un mare ristretto entro lidi tranquilli.

Sono romantica e tosta alla stessa maniera e chi mi vede da fuori e si ferma alla vetrina, la morbidezza del mio velluto non la capirà di certo. Ne vedrà il nero lucido, ma penserà che sia il riflesso di un pezzo di acciaio verniciato. Straniero lontano e superficiale, prova ad allungare la mano se la mia tagliola non l’avrà segata prima troverai il morbido e liscio velluto, tessuto per signori e a mio modo snob con puzze sotto i nasi.

Mi annoio facilmente di tutto. O meglio mi tuffo nelle cose che mi piacciono ma mi tuffo con foga e poi affogo, e poi mi stanco, e poi mi allontano e tremo al pensiero di doverle riagganciare per rifarle. No, mai più, in assoluto. Per la gente il discorso è vasto. Mi annoia, si la gente mi annoia. Mi annoia la gente di ora, del niente di ora. La superficialità di questa cultura che segue la televisione. Tutti inscatolati e instupiditi da ore e ore a guardare, senza più tempo di riflettere, senza più tempo di guardare e non vedere. Senza più tempo di ascoltare l’altro, te e me e l’altro ancora. Senza più un tempo per sfogliare ed annusare. Il video non si annusa. Si annusano pagine scritte da altri ma anche le nostre pagine quotidiane. La scatola ci inscatola e ci costringe a preoccuparci unicamente delle sorti dell’unico fratello di tutta Italia, quello più Grande di tutti.

A me mi piacciono troppe cose per poterle inseguire tutte. Il cibo, il vino, la musica, le foto, i viaggi, i libri, lo scrivere, internet, gli amici, il cinema, il teatro, la ceramica, le collane, il cucire, le mostre. A me mi piace tutto il resto che non è l’Italia di ora, ed aggiungo purtroppo. Ma provo a rimanerci in questa terra, in questa Italia e in questa terra, anche se sono convinta che io ero destinata ad altro pianeta e la mia permanenza qui è dovuta solo ad un errore di cicogna sbadata.

Quella , lei, la cicogna, mi depositò per sbaglio in una casa del mio paese in una via parallela a quella dove abito attualmente. Presto si accorse dell’errore, ma la famiglia doveero caduta per sbaglio era umile, onesta e affettuosa e dove c’era posto per due, i miei predecessori fratelli ci sarebbe stato posto anche per me. e così è andata.

Ora sono tornata in quel centro storico dove partì la mia storia, a proseguire la mia storia da single con due figli due splendidi ragazzi, un po’ critici con la mamma, ma che vuoi fare, dicono che comunque mi amano e che le discussioni generazionali ci stanno tutte, anche in questa epoca di piattismo assoluto. Sono svegli ed entrambi non sembrano assoggetati al piattismo di cui sopra e spero che non vi ci si assoggettino mai.

Che dirvi senza annoiarvi oltre, sempre che arrivate alla fine di questo papircolo. Non lo so. Soprattutto non vorrei svelarvi troppo. Rimanete alla scorza tosta anche se spesso simpatica di questa Elvira. E chi più ha coraggio si inoltri più addentro che allora si che ci sarà da ridere e piangere.

Questa sono io. Questa è una parte di me.


postato da: el130965 alle ore 14:40 | link | commenti (3)
categorie: racconti
venerdì, 04 gennaio 2008

Ti ho rubato un angolino di anima.
Te l'ho strappata guardandoti con i miei occhi senza chiederti nulla, soltanto ascoltando le
tue parole, i tuoi racconti, della tua giovinezza, con calma, ascoltandoti in silenzio al telefono, o guardandoti nel profondo, o osservando i tuoi atteggiamenti. Perdono.
Ma amo guardare la gente, scrutarla e capire.
E così ti ho rubato un pezzettino di anima.
Ma tu continua a parlarmi nello stesso modo.
Non coprirti, non nasconderti. Dimmi di te. Non coprirmi gli occhi.
Fa che io rubi ancora qualche briciola della tua anima.


postato da: el130965 alle ore 14:49 | link | commenti (8)
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lunedì, 31 dicembre 2007

Per la "Borsa" di Scrivere Libero 100

zainorosso_by_!!!k2208Quella della palestra è appoggiata lì, all'ingresso.
Quella di Alessandro del calcio capeggia in camera sua.
Gli zaini della scuola vicino ai letti.
Ma lo zaino rosso dei viaggi importanti è sotto il mio letto.
I vestiti estivi che porterò li ho lasciati in una scatola, scampati all'ineluttabile cambio stagione.
Lo zaino però non è vuoto.
Contiene gioia di viaggiare, gusto di scoperta, curiosità del futuro e di gente nuova, desiderio di mettermi alla prova, un po' di ansia imprescindibile per ogni mia partenza ed una lavagna nera, vuota di scritte di aspettativa, così come la mia anima.

(foto by !!k2208 www.flickr.com)


postato da: el130965 alle ore 12:42 | link | commenti
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domenica, 30 dicembre 2007

Per "Mano" di Scrivere Libero 100

Immagine 035Stringo le mani nelle tasche, nel pugno un tesoro.

Ci conoscemmo alla lezione di piano. Una sala d'attesa densa di brusii. Tenevo al petto lo spartito, timorosa. Era il conservatorio, il primo giorno ed io avevo paura.

- Che mani da pianista.

Un ragazzo alto, bello. Sorpresa e imbarazzo chiusero il grazie nello stomaco e le parole rimasero lì per molto, insieme all'amore che cresceva ogni volta che lo incontravo.
Tutte le volte fissava le mie mani e mi sorrideva.

Stamattina mi sono fatta coraggio e bruciata in viso da una fiamma di timidezza gli ho chiesto il numero di telefono.


postato da: el130965 alle ore 09:17 | link | commenti
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lunedì, 24 dicembre 2007

L'ultimo giro di primavera - Per "Paroleincorsa 2007"

clk_oneighturboA che pensi piccolè?

 

Seduta su questa fredda panchina di marmo della stazione, ora proprio ora mi ritornano in mente le sue parole, l'inizio e tutto il resto di questa giornata.

 

-        A che pensi piccolè?

 

Mi ero voltata verso di lui e rimanendo rigidamente incollata al sedile della lussuosa CLK, avevo lasciato che che mi accarezzasse le ginocchia risalendo verso la coscia, mentre il vento si prendeva gioco dei miei capelli.

Un brivido mi aveva attraversato l'intera spina dorsale, scoppiandomi in testa.

Si, lo volevo ancora quell'uomo che non sapeva decidersi, nonostante il mio raziocinio avesse oramai deciso per me.

Quella era l'ultima domenica per noi, per questo ci eravamo allontanati dall'eterna città per dirigerci  verso le mie origini.

La strada si inerpicava per curve e salite e il verde intenso della primavera Umbra colpiva non solo la vista, ma anche gli altri sensi, riportandomi a gusti antichi e profumi di bambina.

Ero contenta. Nonostante tanto e tutto ero contenta.

Avevamo vissuto un anno strano. Io condividendo il tempo passato con lui con una sconosciuta e lui organizzando stratagemmi per vederci.

Strano per me che mai mi sarei ficcata in queste storie.

Strano per lui che aspettava che una donna lasciasse il marito e nel frattempo lasciava che io aspettassi lui.

Basta cattivi pensieri. Me lo imposi e il sorriso mi riattraversò gli occhi pur lasciando l'accenno di un'ombra scura che lui riconobbe all'istante.

 

-        A che pensi piccolè?

 

Lo guardai e sorridendo fugai ogni suo dubbio. Continuò a guidare orgoglioso la sua nuova auto, quel coupè amaranto appena ritirato dal concessionario e desiderato da tempo.

 

-        Vorrei fermarmi un po' -. Dissi.

 

-        Si, al prossimo bar. Avrei bisogno di un caffè.

 

Conoscevo quella strada km a km e sapevo che c'era un'altra mezz'ora prima del prossimo bar.

Avrei avuto il tempo di escogitare qualcosa per rendere quell'ultima giornata indimenticabile.

I miei pensieri si persero tra le verdi vallate e quelle nuvole sempre di corsa fecero sparire dai miei occhi qualsiasi pensiero negativo.

Oramai avevo deciso e progettato.

 

Entrammo in un piccolo borgo : due casettine su una piazzetta in salita, quattro anime ed un bar. Uno di quei luoghi di montagna che conosci solo perché la strada che percorri ti obbliga a passarci nel mezzo.

Decise lui di fermarsi, ma io avevo fatto in modo che fosse obbligato a passare di qua, contravvenendo al consiglio del navigatore satellitare.

 

-         Gira qui, la strada è panoramica.

 

E lui dubbioso

 

-         Ma non è che allunghiamo troppo? Il tempo si sta anche mettendo a brutto.

 

-         Ma che brutto? Per due nuvole?

 

Il posto lo conoscevo bene. La piazzetta sul limitare di un dirupo era delimitata da una staccionata di legno ed una rete. Mio padre quando mi portava quassù da bambina si fermava sempre qui.

 

Parcheggiò accanto alla staccionata, ultimo baluardo della scarpata.

Lui scese. Io scesi e mi sedetti al sole. Capì che il caffè lo avrei aspettato fuori e lasciò la chiave inserita nel cruscotto.

Sapevo che ci avrebbe impiegato del tempo. Un po' per la lentezza del vecchio cameriere, che conoscevo; un po' per la numerosa frequentazione, era infatti l'unico bar nel giro di qualche km; un po' perché sapevo che aveva bisogno del bagno.

 

Stesso posto di secoli fa. Il tempo si era fermato proprio lì. Ritrovai persino quel vecchio buco nella rete che mia mamma mi indicava sempre come un pericolo. Allora le rispondevo malamente

 

-         Mamma, lo so da una vita che c'è, figurati se mi ci vado a ficcare.

 

Come in questa storia in cui mi ero ficcata con tutti i sentimenti e le scarpe, nonostante sapessi che era innamorato di una donna che non voleva decidere tra lui e il marito.

 

Trovai il pertugio. Sempre lì. Allo stesso identico posto. La manutenzione lasciava a desiderare, facendo questa considerazione sorrisi tra me.

Sbirciai dentro il bar.

Era impegnato col suo caffè e mi fece cenno che avrebbe fatto una capatina alla toilette. Tutto previsto dalle due o tre gocce di guttalax nella bottiglietta di acqua.

Annuii senza espressione.

Appena mi sparì alla vista salii in macchina, la accessi e la spostai in avanti, il tanto che bastava per oltrepassare col muso il bordo del precipizio proprio in prossimità di quel famoso buco.

Scesi.

Tolsi il freno a mano e la spinsi giù.

Quanto impiegai? Pochi istanti.

La vidi correre via e poi rotolare e andarsi a schiantare.

Il mio cellulare la seguì a ruota.

Mi girai, vidi un'auto che sopraggiungeva con una donna al volante, rispose al mio autostop veloce e mi portò via da lì.

Una ignara Thelma che dava soccorso ad una folle Louise.

 

-         Dove vuoi andare?

 

-         Alla stazione.

 

-         Da cosa fuggi?

 

La domanda mi stupì e ci scambiammo un sorriso.

 

-         Da un uomo. E tu cosa cerchi?

 

Proseguii in questo gioco curioso delle domande a bruciapelo tra due sconosciute. Un gioco nuovo per me che la mia vita non la raccontavo mai a nessuno.

 

-         Sto cercando il mio uomo per dirgli che ho scelto lui.

 

Deglutii e scesi alla stazione. Eravamo arrivate.

(foto by Oneighturbo - www.flickr.com)


postato da: el130965 alle ore 13:09 | link | commenti (1)
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sabato, 03 novembre 2007

Per la "Pioggia" di Scrivere Libero 100

pioggia_by_anna_a_67

Nuvole nere. Parcheggio qui e ci arrivo a piedi in farmacia. No, l'ombrello non lo prendo, tanto è un attimo. Duecento metri a piedi e poi attraverso di corsa. Ecco la pioggia. Irrompo in farmacia, un po' di fila e poi? Mi affaccio, ormai lo scrosciare copre qualsiasi rumore di traffico. Ci penso un po' ma non posso aspettare che smetta. Esco. Cammino, non corro. Anzi, rallento. Le gocce si mescolano alla polvere e fanno profumo. Profumo di tempo andato. Da quanto non prendevo un temporale così senza correre, senza ombrello, senza ansia di riparo? Mi bagno, respiro, rinasco ora.

(foto by anna_a_67)


postato da: el130965 alle ore 14:28 | link | commenti (3)
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Per la "Scala" di Scrivere Libero 100

scala_by_ernesto46

Da bambini, nei caldi pomeriggi estivi, andavamo in esplorazione di antiche cascine.  Una scala di legno, mangiata dai tarli, era tramite col mistero. Conservata in una cantina profumosa di vini e muffe, mio nonno non voleva prestarcela. Chissà se per gelosia della ROBBA”, o per timore che potessimo farci male. Continuavamo a rubarla sempre con la stessa metodica, uno faceva da palo e due la trascinavano via, sotto la lancia del sole di agosto. Il furto aggiungeva interesse al mistero. Finché un giorno non caddi dall'ultimo piolo. L'estate finì. Soprattutto per la vecchia scala che il nonno chiuse con catena e lucchetto.                              ( foto by ernesto46)


postato da: el130965 alle ore 14:19 | link | commenti
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lunedì, 15 ottobre 2007

Per "Ponte" di Scrivere Libero 100

pontelevatoioAttraverso il parcheggio. Solo i miei passi ed il vociare della fontana rompono il silenzio notturno.

Le mie gambe riconoscono la strada fino alla porta del borgo antico.

Salgo su quello che doveva essere un ponte levatoio e lo immagino nella sua epoca gloriosa : allora antiche travi di legno, ora lastroni lisciati dal tempo.

Mi fermo sull’ultimo attimo per riflettere. Forse non sarei dovuta tornare e il ponte sancirà la mia decisione. Posso raggiungere il parcheggio affinché l’auto mi riaccompagni a casa mia. Oppure lasciare che il ponte conduca i miei passi verso l’ignoto.

Basta. Ho deciso.


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mercoledì, 10 ottobre 2007

per la memoria di un Grande


Foto by CatSelina

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martedì, 11 settembre 2007

Per "Scacchi" di Scrivere Libero 100

scacchi_lucasenzatesta

Mi affacciai sulla pianura regolata da colture ad incrocio.

Vidi il cavallo che fuggiva. Fischiai, strappando l’aria ma la sua chioma era lontana.

Bianco, contro il nero del cielo che si stava per abbattere con la violenza del temporale.

Corsi giù. Gli uomini bianchi e neri radunati sull’aia, mi raggiunsero per avvisarmi del cavallo.

Ma ahimè già lo sapevo, l’avevo visto dai merli della torre.

Guardai su verso la finestra della regina. Per quel cavallo maledetto avevo dovuto interrompere l’amplesso.

Sapevo con rammarico che quella sera avrei dovuto rendere conto al re : del cavallo fuggito e della cavalla.

(foto by flickr - lucasenzatesta)


postato da: el130965 alle ore 12:23 | link | commenti (4)
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